DESCRIZIONE:
La Loggia del Vicario, costruita intorno al 1200, era il luogo dove i capi famiglia del borgo venivano convocati a suon di campana per discutere insieme al Vicario gli affari della comunità.
L’accesso principale avviene dalla piazza, attraverso un portone ad arco ancora conservato, sormontato da un leone di San Marco, simbolo della Repubblica Serenissima. Sotto il leone, una lastra di marmo ricorda il vicario Galeazo Badoero con la scritta:
GALEAZO BADOERO VICARIO
ANN. MDLXXXXIV
“Galeazo Badoero, vicario, nell’anno 1594.”
Sul lato opposto vi sono due arcate, in parte restaurate nel 1504 e nel 1783.
I cardini in pietra invece, mostrano che un tempo, l’entrata era chiusa da cancelli.

La casa del Vicario era contigua alla loggia, condividendone un muro. Già nel XVIII secolo la casa versava in condizioni di rovina, tanto che il magistrato era costretto a risiedere altrove pagando un affitto.
Nel 1828, il tetto della loggia fu demolito, lasciandola scoperchiata. Una porta laterale collega l’edificio all’oratorio. Al giorno d’oggi, una tettoia moderna copre la loggia, elemento aggiunto recentemente, non presente nella struttura originaria.
All’interno della Loggia del Vicario, un tempo, le pareti erano decorate con immagini di Petrarca e Laura, accompagnate dai versi di Lorenzo Pignoria, come ricorda lo storico Tommasini. Purtroppo, queste decorazioni non sono più visibili oggi.
Al posto dell’attuale osteria sorgeva la casa del Vicario, dalla quale si possono ancora osservare due monofore e una bifora, testimonianza dell’antico edificio.
Sulla parete è visibile anche una nicchia con un affresco trecentesco, raffigurante San Giuliano, il quale, per errore, uccide i propri genitori, mentre l’offerente è inginocchiato davanti alla scena. L’affresco, purtroppo, non è più del tutto chiaro e risulta difficile da comprendere per il visitatore.

All’interno della loggia rimangono ancora alcuni degli stemmi che i vicari lasciavano al termine del loro mandato. Questi stemmi, generalmente legati alle famiglie di appartenenza dei vicari e corredati da motti caratteristici, raccontano una parte importante della storia amministrativa del borgo.
Entrando dal portone ad arco, il visitatore può ammirare, guardando alla propria sinistra e procedendo in senso orario, i diversi stemmi disposti lungo le pareti:
1 – un capro rampante e le iniziali P.P che indicano il vicario Prosdocimo Pasini, Vicario di Arquà.

sotto lo stemma è presente la targa con la data XDLXI
2 – stemma con un elmo e delle sirene che lo sostengono

stemma rappresentante Raimondo Solimano, Vicario nel 1588.
Nella targa non più presente erano incise le seguenti parole:
“raiMONDVS SVLIMANVS /… MDLXXXIIX/ C… POSTERIS … FECIT”
Possibile ricostruzione
RAIMONDVS SVLIMANVS
CVM POSTERIS SVIS
MDLXXXIX FECIT
che parafrasato risulta:
«Raimondo Sulimanus, con i suoi discendenti, fece questo nell’anno 1589.»
sul muro a sud sono presenti i restanti stemmi.
3 – una targa con stemma sormontato da un elmo che ha per ornamento una mano chiusa che stringe un cartiglio con il motto allusivo forse alla seminagione del grano:

“VENTI POST MVLTAS VNA SERENDI”
può essere parafrasata così:
“Dopo tanti venti, uno solo è favorevole alla semina.”
se volessimo poi genericamente tradurla ai nostri giorni:
“Dopo mille ostacoli, basta un’occasione giusta per rinascere.”
4 – al di sotto è presente un altra targa con stemma e le parole:

“RESTAVRATO / ANNO MDCCLXXXIII / ANTONIO FILIPATO / VICARIO”
che parafrasate risultano:
«Fu restaurato nell’anno 1783 da Antonio Filipato, vicario.».
5 – Di fianco è presente una targa in marmo
la quale però manca dello stemma dei Capodivacca, che riporta le seguenti parole:

“HIERON IMVS PATER MDXIV ET M.DLVII / C F. IACOBVS FILIVS / MDLXVIII / P.V.”
«Geronimo, padre, nato nell’anno del Signore 1514, morto nel 1557.
Il figlio Giacomo pose [questa memoria] nell’anno del Signore 1568.»
6 – il sesto ed ultimo stemma, in alto a destra, è anch’esso in marmo e raffigura la ruota di un carro ad otto raggi.

Raffigurazione della famiglia dei Da Rio, che nel secolo quindicesimo ebbe tre vicari.
Altri stemmi ormai scomparsi recavano le targhe:
“Arma tempre belli litterae tempore pacis praecedunt”
ovvero:
“in tempo di guerra la precedenza alle armi, in tempo di pace alle lettere”
Un’altra targa riportava le seguenti parole:
“sperne vivendo quae retinere non potes – vide ne quod perspicis male opereanfo contemnas”
che tradotte dal latino risultano:
“disprezza in vita i beni che non puoi conservare e vedi invece di non trascurare con la tua mala condotta quello che intravedi (al di là)”



